Il Barcellona trionfa sul Manchester United nella finale di Champions League


Barcelona v Manchester United di geuzehead

Sabato sera 28 maggio a Wembley (LOndra) è successo l’inevitabile: il Barcellona di Pep Guardiola ha sconfitto il Manchester United di Sir Alex Ferguson nella finale di Uefa Champions League con un sonoro e inappellabile 3-1.

Il tabellino di questa seconda conquista dell’ambitissima “coppa con le orecchie” del Barça dell’era Guardiola registra le reti di Pedro al 27′, Rooney al 34′, Messi al 54′ e Villa al 70′, a dimostrazione anche del fatto che il personale pronostico del sottoscritto (2-1 in favore dei blaugrana) non era così sballato.

“Inevitabile” credo sia l’aggettivo più adeguato riferendosi al trionfo catalano. Il Barcellona è un cingolato schiacciasassi e qualsiasi altra squadra dell’orbe terracqueo avrebbe fatto la stessa fine dei Red Devils. Sicuramente Ferguson ci ha messo del suo per complicare le cose schierando non proprio la migliore delle compagini possibili. 4-4-2 ci si aspettava e 4-4-2 è stato, in realtà, ma è stata la scelta di uomini e posizioni a non convincere, prima fra tutte quella di Giggs a centrocampo. Poi è anche vero che il gioco del Barcellona non ha concesso facoltà di movimento all’undici di Ferguson, così come le defaillance di tre giocatori chiave come Valencia, Evra e Chicharito Hernandez non ha facilitato l’esito del match per il Manchester.

Già, il gioco del Barcellona. Il Manchester si è presentato a Wembley molto sicuro dei propri mezzi ma il pressing che è riuscito ad effettuare aggredendo i portatori di palla avversari è durato solo per i primi 10 minuti, dopo dei quali la sicurezza del Barça fondata sulle ineccepibili qualità tecnico-atletiche dei suoi giocatori ha avuto subito la meglio. Le diaboliche trame di Xavi e Iniesta, dominatori incontrastati del centrocampo, non hanno tardato a costruire incessantemente le architetture di gioco. Busquets ha rappresentato il vertice basso offrendo sicurezza al triangolo di manovra, trasformato in rombo quando Messi sovente retrocedeva andando a crearsi spazio nella zona offensiva captando palla nelle geometrie con Xavi e Iniesta. Pedro e Villa intanto, basculando ininterrottamente sul fronte offensivo davano modo di completare la classica manovra catalana a drappo avvolgente.

Non potendo arrestare tanta sicumera di possesso palla, fraseggio asfissiante, verticalizzazioni improvvise e aggressione degli spazi, il Manchester si è visto costretto ad arretrare il baricentro d’azione manovrando su linee difensive, confidando nell’arrocco e, soprattutto, nell’errore della squadra avversaria e sperando altresì nello spiraglio di qualche ripartenza.

E’ così che dopo i famosi 10 minuti iniziali il Barça assume il controllo del gioco e fa le prove del goal con Pedro e Messi che giunge al 27′ con un delizioso invito di Xavi che pesca Pedro smarcatosi all’altezza del vertice destro dell’area del Manchester. La reazione del Manchester è confusa ma rabbiosa: su una delle rarissime palle perse dai blaugrana ne approfitta un volitivo Rooney che al 34′, a complemento di una triangolazione con Giggs (peraltro in leggero fuorigioco), la mette alle spalle di un incolpevole Valdes. Il ritmo sale, la pressione del Barça nela volontà di riacciuffare il vantaggio si fa più asfissiante ma non succede nulla fino al fischio di metà gara.

Nel secondo tempo la partitura rimane la stessa e la musica non cambia. Dominio dei catalani con il Manchester costretto a difendersi. Passano 9 minuti e l’atteso capolavoro di Messi si manifesta come una prevedibile epifania al 54′: palla sul sinistro, tiro potente e centrale e Van Der Sar che non para non avendo visto la sfera partire, coperto da Vidic. Un altro quarto d’ora di gioco, sempre sulle stesse note, ma in continuo crescendo, ed è la volta di un altro capolavoro, ma questa volta da parte di Villa che stoppa la palla a un metro di distanza dell’area di rigore e in posizione centrale la piazza in alto nell’angolo sinistro della porta difesa dal quarantenne olandese in odore di congedo.

Le sostituzioni al 69′ di Nani per l’infortunato Fabio e al 77′ di Scholes per un impiantato Carrick non aggiungono molto a un copione che è già stato scritto a caratteri cubitali dallo squadrone di Guardiola che non ammette comprimari ma solo protagonisti vincitori. Non c’è rivincita possibile per Ferguson e i suoi.

Il Barcellona è dunque un team che trionfa, che è nato e programmato per trionfare. Sempre. Trionfa nel risultato (3-1), nel gioco (il tiqui taqua), nella classe (lo smisurato senso di serietà e professionalità di Guardiola), nell’immagine (Abidal, l’Unicef). L’incoronazione di regina d’Europa è totale, assoluta, incondizionata. La realtà di tutto ciò è molto semplice: il Barcellona trionfa perché prima di essere una squadra imbattibile, con un metodo e una mentalità di gioco vincenti (aiutati da autentici fuoriclasse come Messi, Xavi, Iniesta, Villa etc.), è un progetto concreto, prima di essere un progetto è un sistema filosofico che trova le sue fondamenta nella Cantera, il settore giovanile della società guidata da Rosell, dove tutto questo processo calcistico ha inizio.

Il Barcellona trionfa sul Manchester United nella finale di Champions Leagueultima modifica: 2011-05-30T16:03:16+00:00da magio71
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