Pirlo, bandiera strappata

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Premessa: non ce l’ho assolutamente col Milan e non è decisamente colpa del sottoscritto se i primi articoli di questo blog sono dedicati a vicende che riguardano la società rossonera. Oggettività vuole che una serie di fatti riguardanti la squadra di Berlusconi hanno creato enorme risonanza nell’ambiente calcistico.

Di fronte alla notizia dell’addio di Andrea Pirlo al Milan dobbiamo porci tenendo in considerazione una nuova etica professionistica che inerisce al mondo del calcio, un’etica che si nutre di valori che hanno mutato pelle, trasvalutando quelli di una volta. Il calcio è cambiato, dobbiamo prenderne atto. Se si arriva a parlare di cifre da astrofisica di 250 milioni di euro (vedi l’affare che sembra stiano attualmente trattando lo sceicco Mansour, proprietario del Manchester City e Florentino Pérez, patron del Real Madrid, per la cessione di Cristiano Ronaldo, fonte Gazzetta.it) significa che le regole del gioco del mercato del calcio (e di riflesso il calcio medesimo) sono totalmente cambiate.

Queste nuove regole ci dicono innanzitutto che nessun calciatore, ma proprio nessuno, è incedibile a priori. Tutto e tutti hanno un prezzo di mercato, basta per l’appunto avere denaro e saper mercanteggiare. Ciò significa che i tempi in cui le bandiere avevano un forte senso di appartenenza, onore e orgoglio, sono davvero andati una volta per tutte. Rivera, Mazzola, Baresi, Bergomi, Antognoni sono dinosauri con casacca e scarpette.

Andrea Pirlo, 32 anni, 10 anni di onorata carriera nelle fila del Milan, un palmares da far impallidire stracampioni del calcio di presente, passato e futuro, non rientra nei piani e nei progetti di Mr. Allegri e della società? Qual è il problema? Proprio ieri nel giorno delle sue 32 primavere il suo procuratore Tullio Tinti ha annunciato ufficialmente l’addio del calciatore bresciano con probabilissima destinazione Juventus per la modica cifra d’ingaggio di 4 milioni a stagione (fonte calciomercato.it). 

Questi casi in sostanza saranno all’ordine del giorno, senza troppi clamori e troppe indignazioni. Funziona così. Ma la cosa che nonostante questo cinismo postmoderno del sistema calcio non cessa di rodere dentro è che tutto succede con la massima tranquillità e la massima indifferenza. Nessuno batte ciglio. Il Milan saluta senza muovere un dito che è uno (come Kate, la sposa ingessata dalle convenzioni di Westminster), e la Juve attende il neoacquisto negli ambulatori medici di Corso Ferraris.

Il capitano Massimo Ambrosini è “salvo” per un anno (contratto rinnovato fino al 2012), la sorte delle altre due bandiere Gattuso e Seedorf non è ancora stata decisa. 

Pirlo, bandiera strappataultima modifica: 2011-05-20T18:06:00+00:00da magio71
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